Nel giro di qualche anno, il sostegno alla “remigrazione” – un progetto illegale volto a espellere migranti, rifugiati e cittadini ritenuti “non assimilati” – è passato dai margini al centro del dibattito politico. Questa dinamica è stata resa possibile dalla collaborazione tra l’estrema destra al governo e gruppi extraparlamentari. Come opporsi alla normalizzazione delle idee estremiste quando il dibattito continua a spostarsi sempre più a destra? 

A maggio, circa 500 tra politici, attivisti e influencer di estrema destra si sono riuniti a Porto per la seconda edizione del “Remigration Summit”. La prima si era tenuta l’anno scorso a Gallarate, non lontano da Milano. Proprio nel capoluogo lombardo, questo aprile è invece andata in scena la manifestazione “Senza paura! In Europa padroni a casa nostra”, organizzata dal partito europeo di estrema destra Patriots for Europe. A giugno si è invece svolto a Roma un corteo pro-remigrazione, al quale avrebbero partecipato circa 4000 persone. Due settimane più tardi, il 30 giugno, il “Comitato Remigrazione e Riconquista” ha poi depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione, raccogliendo oltre 130 mila firme (ben più delle 50 mila richieste).   

Tutte queste iniziative riflettono l’ascesa politica dell’idea di “remigrazione”, che secondo i promotori del summit mirerebbe a “prevenire la sostituzione della popolazione attraverso l’inversione dei flussi migratori, ripristinando così la sovranità, l’indipendenza e l’identità dei Paesi attraverso la difesa della loro specificità etno-culturale”. Di fatto, la remigrazione consiste nell’espulsione di massa di migranti irregolari, ma anche richiedenti asilo, rifugiati, e altri migranti legali e cittadini cosiddetti “non assimilati” alla cultura dominante – ovvero, non bianchi e di religione musulmana.  

Appoggio istituzionale 

Il Comitato Remigrazione e Riconquista unisce diverse realtà dell’estrema destra extraparlamentare antidemocratica e neofascista, tra cui CasaPound (i cui membri si  sono orgogliosamente autodefiniti “I fascisti del terzo millennio”), Veneto Fronte Skinheads, Brescia ai bresciani, e la Rete dei patrioti.  

A rendere popolare la remigrazione ha però contribuito anche il suo impiego da parte di esponenti politici di primo piano della destra istituzionale, e in particolare della Lega. Il partito guidato dal ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini è la seconda forza della coalizione di governo e rimane forte in alcune regioni del Nord Italia, ma negli ultimi anni è stato cannibalizzato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Nel tentativo di arginare le perdite, la Lega si è sempre più radicalizzata sui temi identitari.  

Questa strategia, finora, non ha funzionato. A febbraio Roberto Vannacci, un generale dell’esercito eletto con la Lega al Parlamento europeo nel 2024, ha abbandonato Salvini per fondare un nuovo partito, Futuro Nazionale. Più volte criticato per affermazioni omofobe, razziste, e revisioniste del regime fascista, Vannacci è tra i sostenitori più accaniti della remigrazione, e imputa al governo e alla Lega posizioni troppo moderate e aperte al compromesso. Nei sondaggi più recenti, Futuro Nazionale supera il 7 per cento dei consensi, posizionandosi sopra la Lega e poco dietro a Forza Italia, l’altro partito di governo.  

Sebbene la remigrazione rimanga, per ora, un progetto minoritario, la sua ascesa politica ha già creato un clima di tensione. A gennaio, per esempio, durante un evento stampa alla Camera per il lancio della legge d’iniziativa popolare sulla remigrazione, un membro della Rete dei patrioti ha consegnato al giornalista di origini spagnole ed egiziane Youssef Hassan Holgado un finto biglietto aereo.  

“Io mi trovavo lì come giornalista e mi è stato regalato un biglietto per remigrare al mio Paese d’origine. Il problema di quel gesto non riguarda me, che da giornalista ho i mezzi dialettici per difendermi da accuse e aggressioni,” spiega Hassan Holgado. “Quel gesto è un insulto nei confronti di tutte quelle persone di origine straniera che potrebbero non avere gli strumenti per difendersi da questa barbarie.”  

La conferenza stampa, voluta dal deputato leghista Domenico Furgiuele, è stata poi annullata dopo che decine di esponenti delle opposizioni hanno occupato l’aula intonando la canzone partigiana Bella ciao e impugnando la Costituzione. Ad aprile, i 32 deputati che avevano preso parte alla protesta sono stati sanzionati con una sospensione per aver bloccato l’iniziativa. A giugno, Furgiuele ha lasciato la Lega per unirsi a Futuro Nazionale.  

Sia Italia e Germania, […] stabiliscono come nessuno possa essere privato della cittadinanza per motivi politici. Nati dalla volontà di non ripetere mai più le persecuzioni naziste e fasciste, questi principi vengono ora rimessi in discussione in tutta Europa

Razzismo e complotti 

L’Italia, con due partiti di destra radicale al governo, rappresenta un laboratorio importante per l’estrema destra europea. Ma il movimento per la normalizzazione della remigrazione come progetto politico viene da molto più lontano. Un suo antecedente ideologico è la teoria del differenzialismo etnico, avanzata dagli esponenti francesi della Nouvelle Droite e del Gruppo di Ricerca e di Studi per la civiltà europea (GRECE), fondato nel 1968 da Alain de Benoist. Antitetico all’universalismo, che insiste su diritti innati e libertà di movimento, il differenzialismo legittima una forma di apartheid basata non più su un razzismo esplicito, ma sull’idea che i popoli possiedano differenze di fondo impossibili da superare, e che dunque debbano vivere in regioni etnico-culturali separate. 

“Il perno ideologico è il nativismo; l’idea che gli stati nazionali debbano essere popolati dai nativi”, spiega Mattia Zulianello, professore associato di scienze politiche all’Università di Trieste ed esperto di populismo, radicalismo ed estremismo politico. “Oggi, il nativismo si divide in nativismo economico, secondo cui gli immigrati rubano il lavoro ai nativi, sciovinismo del welfare, che sostiene che i migranti spremano risorse senza contribuire, e nativismo simbolico, che vede nei migranti, soprattutto se musulmani, una minaccia per tradizioni, usi e costumi.”  

Alle radici ideologiche e teoriche del nativismo si aggiungono le teorie del complotto come la “sostituzione etnica”, articolata nel 2011 da un altro intellettuale e scrittore francese, Renaud Camus. Nel libro Le grand remplacement (“la grande sostituzione”), Camus sostiene che l’immigrazione di massa verso l’Europa farebbe parte di un piano volto a porre fine alla civiltà europea bianca. Il razzismo di Camus è anche intriso di antisemitismo: sarebbe un’“élite globalista” composta da esponenti della politica e della finanza ebrei e del mondo progressista, a mettere in atto il disegno transnazionale della “grande sostituzione”. 

Leonardo Bianchi, giornalista, scrittore e autore della newsletter Complotti!, sostiene che “La parte ideologica e complottista è il vero cuore della proposta politica, che oltre a essere l’espulsione delle persone migranti, è anche e soprattutto la privazione dei diritti civili dei cittadini cosiddetti ‘non assimilati’, cioè di chi ha passaporto europeo, ma che non è autoctono, come dicono loro, cioè non è bianco e non è cristiano.”  

Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito di estrema destra Front National, ha contribuito a diffondere le idee di Camus. Nel suo libro Mémoires scrive che “La grande sostituzione è un fatto” e che “il mondo bianco sta morendo.” Negli anni, la teoria di Camus si è propagata in tutta Europa e negli Stati Uniti attraverso il movimento di ultradestra dell’“alt-right”. Ha anche ispirato gli autori di stragi di matrice terroristica e xenofoba come quella di Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019. 

Partiti e influencer 

Il lessico della remigrazione emerge in contemporanea con la diffusione delle idee di Camus. “I primi partiti, attori e movimenti a parlare di remigrazione, nei Paesi Bassi e in Belgio, sono stati le classiche formazioni di estrema destra, come gruppi di skinheads e ultras, più o meno estremisti. Queste idee sulla remigrazione, però, avevano ancora poca presa,” spiega Zulianello.  

Tra gli attori politici istituzionali, Geert Wilders (fondatore in Olanda del Partito per la Libertà, euroscettico e islamofobo) e il partito di destra nazionalista delle Fiandre Vlaams Belang (“Interesse fiammingo”) sono stati tra i primi ad appropriarsi del termine tra il 2011 e il 2012.In seguito alla crisi dei rifugiati del 2015, il discorso sulla migrazione si sposta a destra, e partiti come Fidesz in Ungheria iniziano a diffondere le teorie di Camus. Ancora nel 2022, durante il discorso di insediamento del suo quarto e ultimo mandato da primo ministro, Viktor Orbán ha dichiarato: “Considero la grande sostituzione della popolazione europea un tentativo suicida di colmare il vuoto di bambini europei e cristiani con adulti provenienti da altre civiltà: i migranti,” ha dichiarato nel discorso d’insediamento del suo quarto mandato.  

Anche in Danimarca, l’idea che i migranti sottraessero risorse sociali destinate ai cittadini nativi ha preso piede nell’agenda politica: “Lo sciovinismo del welfare è un tema nato dal partito danese, Dansk Folkeparti, che poi ha causato un effetto di emulazione da parte degli altri partiti, i quali hanno cercato di copiare i modelli che funzionavano,” spiega Zulianello. Il tema è poi entrato nell’agenda di vari partiti di estrema destra in Europa. “L’ondata che vediamo adesso è partita da Alternative für Deutschland (Afd).”  

Il 25 novembre 2023, in un hotel sul lago di Lehnitz, non lontano da Potsdam, si tiene un incontro tra membri di AfD, uomini d’affari, imprenditori, medici, membri di confraternite, e addirittura alcuni esponenti del partito cristiano-democratico (la CDU). Martin Sellner, ideologo e influencer neofascista austriaco, detta la linea: parla della strategia politica necessaria per normalizzare la remigrazione: un progetto di lungo termine, destinato a durare decenni. Parla anche di una “città modello” nel Nord Africa in cui trasferire, cioè deportare, due milioni di persone. I paralleli con il progetto nazista per deportare quattro milioni di ebrei in Madagascar sono evidenti. L’incontro di Potsdam doveva restare segreto, ma viene rivelato dalla testata d’inchiesta indipendente Correctiv

“Questa teoria non è innocua,” commenta Bianchi: “È un progetto di fatto aggressivo verso le Costituzioni dei Paesi europei, fondate sui principi fondamentali del Dopoguerra. Sia in Italia, con l’articolo 22, sia in Germania, con l’articolo 16, che stabiliscono come nessuno possa essere privato della cittadinanza per motivi politici.” Nati dalla volontà di non ripetere mai più le persecuzioni naziste e fasciste, questi principi vengono ora rimessi in discussione in tutta Europa: da Chega in Portogallo, da Vox in Spagna, da Reform UK nel Regno Unito.  

Secondo Zulianello, la destra radicale europea ha influenzato anche quella statunitense, che a sua volta ha contribuito a sdoganare l’idea di remigrazione. Dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk nel 2023, i contenuti violenti hanno potuto circolare liberamente, dando maggiore visibilità a personaggi come Sellner. Un report del Centro per lo studio dell’odio organizzato ha evidenziato un picco di 71 mila menzioni del termine “remigrazione” su X tra l’1 e l’8 settembre 2025, seguito a post coordinati dello stesso Musk e di altri personaggi popolari, come l’influencer olandese di estrema destra Eva Vlaardingerbroek.  

Anche Donald Trump ha invocato e messo in atto espulsioni di massa di migranti, usando esplicitamente il termine “remigrazione” sui canali ufficiali del Dipartimento per la sicurezza interna. Ma secondo Zulianello, il vero propulsore di questo movimento resta l’Europa. “Ciò che è interessante nel caso italiano,” dichiara Zulianello, “è che la proposta non è nata da un partito, bensì da un network dell’estrema destra, il Comitato Remigrazione e Riconquista.”  

Come sottolinea Bianchi, la proposta del Comitato “ricalca per filo e per segno il piano di Martin Sellner, che prevede tre passaggi: l’espulsione dei migranti irregolari, la restrizione del diritto d’asilo e del ricongiungimento familiare (che sono anche battaglie di lungo corso della Lega) e la remigrazione volontaria, che è tutt’altro che volontaria e prende di mira tutte le persone cosiddette ‘non assimilate’”. 

La proposta di legge depositata a giugno mira a “disciplinare” i flussi migratori per combattere la migrazione irregolare e lo sfruttamento. Propone di istituire un “programma nazionale di Remigrazione”, contrastare le Ong (che sarebbero “coinvolte nel traffico migratorio”), ridurre i flussi di lavoratori stranieri, favorire il “rientro degli italo-discendenti” e istituire un “Fondo per la Natalità Italiana”. Per farle tutto questo, servirebbe un “fondo per la remigrazione” da 500 milioni di euro annui. Le fonti di finanziamento proverrebbero da sequestri alle Ong, una tassa sulle rimesse dei lavoratori stranieri alle famiglie, e dal fondo per le politiche di asilo. Tuttavia, il problema principale della proposta non è di natura economica, ma legale e costituzionale: la remigrazione viola apertamente i principi antifascisti della Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.  

Secondo Zulianello, i promotori dell’iniziativa “sanno che così com’è non è assolutamente realizzabile. Quello che gli interessa è che il tema entri in agenda. Con lo sdoganamento di certi temi, si allarga lo spazio per il dibattito e i partiti tradizionali tendono a voler entrare in quel vuoto, di fatto legittimando il tema e inasprendo le politiche contro l’immigrazione.” 

I risultati iniziano già a vedersi. Nel decreto Sicurezza approvato il 24 aprile è stato inserito un emendamento che premia con un compenso gli avvocati che portano a termine procedure di rimpatrio volontario dei migranti. La controversia legale scaturita da questa misura ha in seguito portato il governo a modificarla.  

Resistere alla normalizzazione 

I biglietti per il Remigration Summit di Porto costavano da 45 a 325 euro. Un prezzo giustificato dalla posta in gioco: secondo gli organizzatori,  “con la remigrazione, l’Europa diventerà più europea giorno dopo giorno. Senza, sarà sempre meno europea fino a che non cesserà di esistere.” L’Europa di cui parlano i sostenitori della remigrazione (e che emerge sempre più spesso dalla cooperazione tra centro-destra ed estrema destra al Parlamento europeo sui temi migratori) non è tuttavia l’unica possibile. “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze,” recita l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea. ” 

Secondo Bianchi, opporsi alla remigrazione e alla teoria del complotto della sostituzione etnica significa innanzitutto non permettere che vengano normalizzate, passando per proposte di buon senso. “Il termine ‘remigrazione’ suona neutro perché viene dalle scienze sociali, ma è un’opera di normalizzazione linguistica: il suo significato e le sue origini sono indissolubili dalla proposta politica.”