Milioni di visitatori si riversano ogni anno sulle sponde del Lago di Garda. Ma oltre agli introiti economici, il turismo di massa porta con sé anche ben noti aspetti negativi: centri storici sovraffollati, sempre più alloggi riservati agli affitti brevi, e degrado ambientale. Ora i residenti locali sono determinati a reagire, organizzandosi e creando alleanze internazionali per tutelare le loro comunità e il loro stile di vita.
D’estate, i barchini ormeggiati accanto a piazza Malvezzi, nel centro di Desenzano del Garda, si spogliano dei teloni che li coprono durante l’inverno. I ricchi proprietari – spesso provenienti dall’Europa del nord, dalla Russia, e dagli Stati Uniti – tornano a bordo per navigare fino al centro del Lago di Garda e godersi il sole nel paesaggio contornato da montagne.
Nei mesi invernali, però, piove spesso, il lago è uno scuro grigio antracite. I barchini restano ormeggiati sotto i teli verde scuro, e il centro di Desenzano – una cittadina di 30 mila abitanti sulla sponda bresciana del lago – è meno popolato. In un sabato mattina di gennaio, un gruppo di papere si avvicina ai gazebo installati al centro della piazza. Una ragazza con cappello e guanti di lana rossa tende loro un foglio con una scritta: “Stop Affitti Brevi”. La ragazza fa parte di un gruppo di cittadini che nel 2014 ha formato il Collettivo Gardesano Autonomo, che si occupa di temi come il diritto all’abitare, l’ecologia, e la lotta alla turistificazione.
Un lago sotto pressione
I paesi del lago sono piccoli, fatti di vie strette, collegati da un’unica strada principale. I centri abitati sono circondati da vigneti ed ecosistemi delicati. Il settore alberghiero e le industrie dell’entroterra creano lavoro, ma i membri del collettivo temono che l’eccessivo afflusso di turisti stia snaturando l’esistenza delle persone, gli spazi, e il senso di comunità. La petizione per regolamentare gli affitti brevi gestiti dalle grandi piattaforme online, come Airbnb e Booking.com, è indirizzata alle istituzioni locali e ha bisogno di altre firme, oltre alle 300 già raccolte, e del sostegno dei cittadini.
“Noi, cittadine e cittadini del lago di Garda, ci rivolgiamo a Voi, per esporre una proposta che riteniamo di fondamentale importanza per migliorare le condizioni di vita e di sostenibilità della città, intesa come spazio essenziale entro il quale si articola la vita della comunità,” si legge nella petizione. Secondo i dati riportati dal collettivo, nel solo comune di Desenzano ci sono 567 annunci di appartamenti interi (e non stanze singole) disponibili per gli affitti brevi anche in bassa stagione, quando la domanda di alloggi turistici è meno elevata. Intanto, l’età media a Desenzano è sempre più alta visto che molti giovani, come da tutto il resto d’Italia, si spostano altrove o emigrano verso il nord Europa in cerca di opportunità.
Se si vuole offrire un futuro ai più giovani, costruire altre case non serve, sostiene l’architetto Luca Rinaldi, ex soprintendente per il paesaggio della zona. “Piuttosto, la questione abitativa si affronta ponendo dei limiti al turismo di massa.”
Desenzano non è l’unico paese sul Lago di Garda che ha problemi con il sovraffollamento turistico. Sirmione, un piccolo paese di 8000 abitanti (di cui appena 300 nel centro storico) che dista meno di un’ora da Verona, d’estate è talmente brulicante di visitatori che è difficile anche camminare. La sola sponda sud-ovest del lago ha registrato nel 2023 circa 9 milioni di presenze turistiche. Accogliendo 27 milioni di turisti in totale, il Lago di Garda è stato il secondo luogo più visitato in Italia, dopo la Riviera Romagnola. “Bisogna governare il fenomeno limitando le modalità d’accesso ai paesi del lago.” L’ex sovrintendente sottolinea come altre destinazioni turistiche abbiano ridotto l’impatto dell’iperturismo riservando le zone più esclusive al turismo di lusso, come nel caso della Costa Smeralda in Sardegna. Tuttavia, molti non vedono di buon occhio questa opzione.
Misure a ogni livello
Le soluzioni proposte dal Collettivo Autonomo, insieme ad altri cittadini e organizzazioni sul territorio, come il Tavolo Ambiente Garda, puntano a restaurare un modello di vita sostenibile. Al centro dell’azione c’è la presa di consapevolezza dell’emergenza ambientale e abitativa. Come il Collettivo sottolinea nel testo della sua petizione, “Mentre i redditi per famiglia non aumentano, i prezzi delle abitazioni stanno raggiungendo i 14 euro al metro quadro”, generando difficoltà economiche e sfratti.
Il collettivo si ispira ad altri progetti che lottano contro la crisi abitativa, il fenomeno dei “paesi-vetrina”, l’inquinamento legato al turismo, e la difficoltà dei cittadini locali ad accedere ai beni culturali del territorio. A Napoli, gli attivisti della rete Sud Europa contro la turistificazione (SET) stanno cercando di raccogliere 10 mila firme per spingere le istituzioni locali a regolamentare gli affitti brevi e limitare così il turismo incontrollato e la gentrificazione. È una battaglia portata avanti da collettivi e organizzazioni di cittadini in tutta l’Europa meridionale, dalla Spagna alla Grecia a Cipro all’Albania, le cui città e aree costiere sono sempre più sotto pressione.
Secondo dati Eurostat più recenti, nel 2023 sono state prenotate tramite le piattaforme online 719 milioni di pernottamenti. Parigi si conferma la città più popolare. Tra gli Stati, il podio spetta a Francia, Spagna e Italia (con 141 milioni di pernottamenti). Le prenotazioni tramite piattaforma sono cresciute del 21 per cento rispetto all’anno precedente.
Nel 2023, l’allora country manager per l’Italia di Airbnb aveva dichiarato che l’Italia era la terza nazione al mondo per numero di annunci sulla piattaforma dopo Stati Uniti e Francia. Nonostante le dimensioni del fenomeno degli affitti brevi, i governi faticano ancora a gestirlo per via della mancanza di trasparenza che rende difficile il monitoraggio per le autorità. Inoltre, le tasse sui guadagni delle piattaforme non vanno ai paesi dove realizzano maggiori introiti, ma a quelli dove hanno la sede legale (l’Irlanda, nel caso di Airbnb). Questo limita la capacità dei governi di mitigare gli effetti del turismo sullo sviluppo urbano, tra cui la trasformazione delle aree residenziali e una grande mole di rifiuti.
Il regolamento Ue approvato a marzo 2024 mira ad aumentare la trasparenza nella raccolta e condivisione dei dati sui servizi di affitti brevi gestiti dalle piattaforme, ed è un primo passo utile per consentire ai governi di intervenire. Ma diverse città europee si sono già mosse, limitando il numero di pernottamenti consentiti tramite affitti brevi e introducendo multe salate per chi non dichiara la destinazione d’uso turistica degli appartamenti. Barcellona, in particolare, sta portando avanti da tempo una lotta contro gli affitti brevi e la Catalogna ha dichiarato di voler revocare le licenze nell’intera città. Negli Stati Uniti, dal 2011 New York ha vietato gli affitti più brevi di 29 giorni, e nel 2023 ha imposto nuove condizioni, come l’obbligo per i proprietari di essere presenti durante il soggiorno. I critici sostengono però che il divieto non ha migliorato l’accessibilità economica delle abitazioni, e che anzi abbia favorito l’emergere di un mercato nero degli affitti brevi.
Lotta per le regole
Il Lago di Garda, per le sue caratteristiche naturali, non ha gli anticorpi delle grandi città. “Ci vorrebbe uno Stato socialista, ma finché c’è la possibilità di una rendita economica che si basa sulla posizione geografica di alcuni luoghi, verrà sfruttata,” commenta Rinaldi. Proprio a Sirmione, dove ci sono 10 posti letto turistici per ogni 8 residenti, il sindaco ha cercato di porre un argine al problema dell’iperturismo. Tra gli obblighi per chi mette a reddito i propri immobili per gli affitti brevi c’è quello di avere una stanza su quattro destinata alle persone con disabilità, e posti auto a disposizione entro una certa distanza. Al provvedimento si è opposta l’AGAB (associazione italiana gestori affitti brevi), dando avvio a un’azione giuridica.
“Le nostre richieste vanno anche oltre [quanto fatto dal sindaco di Sirmione]: obbligano a dichiarare la destinazione d’uso turistica a chi affitta a breve termine e chiedono una mappatura per identificare parametri di sostenibilità turistica,” spiegano dal collettivo. Tra le richieste c’è anche il blocco di nuove strutture extra-alberghiere, un censimento del patrimonio comunale utilizzabile per fini abitativi e un incremento del patrimonio edilizio pubblico destinato a chi ha bisogno, con affitti più accessibili rispetto ai prezzi di mercato. Gli attivisti propongono anche sgravi fiscali per i proprietari di casa che offrono contratti di affitto a lungo termine.
Tra multiproprietari e imprenditori alberghieri che investono in appartamenti per diversificare la loro offerta, il pericolo più tangibile dell’iperturismo per le persone sono gli sfratti. Per questo il collettivo, insieme ad altre associazioni sul territorio e inquilini solidali, organizza dei picchetti antisfratto, delle azioni collettive per difendere chi ha ricevuto una notifica di sfratto. “Nel tempo non è aumentato tanto il numero degli sfratti, ma le cause sono cambiate”, spiegano gli attivisti. “Incontriamo sempre più famiglie con un reddito, che lavorano, ma a cui è scaduto il contratto di affitto e che non riescono a trovare una casa a prezzi accessibili.” A soffrire particolarmente sono le famiglie monoreddito o i lavoratori con stipendi più bassi, come muratori e operai, ma anche le famiglie migranti. Su quest’ultimo gruppo pesa anche il pregiudizio dei proprietari, che crea il fenomeno della discriminazione abitativa esacerbata a sua volta dalla turistificazione massiccia.
Problemi comuni e alleanze
Il collettivo riesce a volte a rinviare gli sfratti anche per un anno o più. A fare la differenza sono le reti degli inquilini, che si formano e si uniscono in una lotta dal basso che spesso supera la dimensione locale e i confini nazionali. Il Collettivo Gardesano, per esempio, si è messo in contatto con il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid, che lotta contro gli sfratti nella capitale spagnola e proclama: “Non accettiamo di essere cacciati dalle nostre case senza giustificazione, né accettiamo che gli speculatori trasformino la città, gli alloggi e le nostre vite in una merce.”
Il Sindicato ha già ottenuto molte vittorie, tra cui la creazione di un tavolo nazionale di intermediazione politica per discutere riforme sociali a tutela degli inquilini. In Italia, questa categoria è spesso poco rappresentata politicamente visto che il 75 per cento della popolazione residente ha una casa di proprietà. L’importanza anche culturale associata ai beni immobili ha contributo anche a un elevato consumo di suolo. Tra le regioni italiane, Lombardia e Veneto – che insieme al Trentino si spartiscono il Lago di Garda – detengono il primo e il secondo posto per erosione del suolo.
Nella zona del Lago di Garda il consumo di terreno è direttamente collegato alla costruzione di alberghi e resort di lusso, oltre che ad altre infrastrutture turistiche come la via ciclo-pedonale del Garda. Tra il 2006 e il 2022, sulla sponda bresciana del lago c’è stato un incremento del consumo di suolo del 6,5 per cento – oltre un punto in più rispetto alla media dell’intera Lombardia. Desenzano, insieme al comune limitrofo di Lonato, rappresenta il 71 per cento del consumo totale tra i Comuni sulla riva del Garda. In una zona in cui il dissesto idrogeologico porta a un aumento consistente delle frane che bloccano sempre più spesso le poche strade del territorio. Secondo Rinaldi, “Alla fine resterà un territorio diviso in due tra gli spazi dove ci sono forme di tutela e vincoli, come i parchi naturali, e quelli dove non ci sono. In pratica bisognerebbe rendere parco tutto ciò che ancora non è edificato.”
È una necessità che in Europa condividono molte zone costiere, di mare o di lago. “Le Canarie stanno affrontando un percorso simile al lago di Garda,” evidenziano dal collettivo. Nell’arcipelago spagnolo al largo della costa del Marocco si è messa in moto nella primavera del 2024 una grande sollevazione popolare contro la turistificazione. I cittadini si sono organizzati e coordinati nel collettivo Canarias se Agota (“le Canarie si stanno esaurendo”). La scintilla che ha fatto scaturire le proteste è stata la costruzione di due nuovi complessi turistici di lusso.
Canarias se Agota evidenzia come la ricchezza generata dal turismo non garantisce il benessere della popolazione locale. Anzi, l’afflusso eccessivo di visitatori rischia di provocare un collasso energetico e dei trasporti, oltre a una grave crisi abitativa. Lo slogan del collettivo canario, nuestros cuerpos por nuestra tierra, rivendica la volontà “di generare un cambiamento decisivo attraverso uno spazio comune.” Dichiarano sul loro sito: “Oggi cambieremo il corso della storia. Non saremo noi a permettere che avvenga la distruzione finale, perché le Canarie sono esauste: andiamo tutti insieme ora, con i nostri corpi, per difenderle!”.
Le attiviste e gli attivisti di Canarias se Agota lottano per ottenere una moratoria sul turismo, e lo fanno anche con tattiche come lo sciopero della fame.
Priorità diverse
Per evitare che il problema peggiori – e che gli attivisti ricorrano a metodi di resistenza ancora più drastici – l’unica strada percorribile per le autorità è porre restrizioni all’afflusso di turisti o ridurre l’offerta, limitando gli affitti brevi. Se nella logica degli albergatori e dei proprietari di alloggi turistici il profitto resta l’obiettivo da inseguire, gli abitanti delle Canarie come di Desenzano non hanno le stesse priorità. Da cittadini, desiderano tutelare la qualità della vita e il godimento dei beni comuni. Vogliono proteggere il diritto alla casa e ad abitare nei centri storici dove hanno sempre vissuto. Lottano per difendere l’identità della città, l’ambiente, e lo sviluppo di forme di economia di prossimità. Vogliono, quindi, mettere un freno alla monocultura turistica.
“Ai gazebo abbiamo incontrato albergatori, affittuari, inquilini più vecchi e più giovani,” raccontano dal Collettivo Gardesano. “I giovani hanno difficoltà a trovare case a prezzi accessibili e molti sono stati costretti a trasferirsi altrove.” Mentre l’affitto e il costo della vita aumentano, i salari ristagnano. “A una signora sono venute le lacrime agli occhi. Ci ha detto che il proprietario di casa non le vuole rinnovare il contratto di affitto, e ora non sa dove andrà né come farà,” spiega un attivista.
Anche una proprietaria di casa si è fermata davanti al banchetto del collettivo. “Ci ha detto che ha degli inquilini che vivono nella sua proprietà da vent’anni e ha aggiunto, ‘Sono contenta e secondo me è giusto così’.” Poi ha firmato la petizione.
